Perché Wiesbaden 1932


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mercoledì 17 luglio 2013

LA LINEA D'OMBRA DELLA MALATTIA

(a un'amica irrinunciabile)

Uno. Nel romanzo breve "La Linea d'Ombra", Joseph Conrad narra la storia di un giovane primo ufficiale in servizio sui mari d'oriente, che, improvvisamente e senza ragioni riconoscibili agli altri e a se stesso, si licenzia in cerca di una vita diversa da quella condotta fino a quel momento, vuota e priva di obiettivi.
Sceso a terra, accetta la proposta di assumere il comando di una nave il cui capitano precedente è morto in preda alla follia.
Pensando di essere l'uomo giusto per quell'incarico, lo accetta immediatamente, felice di aver saltato la gavetta necessaria per giunge a quella responsabilità. Ma appena a bordo inizia a scontrarsi con l'ostilità del primo ufficiale Burns, forse geloso per aver aspirato ad assumere il comando della nave e, appena salpato, è costretto ad affrontare una terribile epidemia che investe l'equipaggio, resa incurabile dal fatto che, prima di morire, il vecchio capitano  ha venduto tutte le scorte di medicinali presenti sulla nave. Al culmine della sventura, la nave è preda di una bonaccia che la mantiene immobile in mezzo all'oceano per più di due settimane.
In questa situazione, pur divorato dalla febbre e perseguitato dall'idea superstiziosa che il vecchio capitano abbia lanciato sulla nave una maledizione, e dai dubbi circa le proprie capacità, il giovane capitano riuscirà a mantenere la nave in grado di navigare accettabilmente anche grazie all'aiuto del cuoco Randsome, unico scampato all'epidemia. Giunto infine  nel porto di Singapore, porta in salvo l'equipaggio, per assumerne immediatamente un altro e con esso intraprendere un nuovo viaggio, questa volta privo delle proprie illusioni e dell'aiuto del cuoco.

Questo racconto, variamente interpretato dalla critica, può essere visto come metafora delle iniziazioni adolescenziali, compito delle quali è superare l'angoscia e il non sapere che fare della propria vita futura, nelle quali si incontra spesso una linea d'ombra che oscura il senso di sé e della propria capacità di procedere nel cammino dell'individuazione.

Due. Ne "Il Trauma", capitolo del libro "Psicoterapia Democratica" (Cortina 2013), scritto a quattro mani con Tobie Nathan, l'etnopsicologa Nathalie Zajde, scrive che "Il trauma viene utilizzato sistematicamente nei riti d'iniziazione delle società tradizionalistiche al fine di trasformare l'individuo, se non addirittura di farlo "rinascere". 

Tre. Questa presentazione di una dicotomia morte/rinascita, mi ha fatto pensare al tema conradiano della "linea d'ombra" come esperienza di passaggio che consente la nascita di un Io definitivamente adulto e capace di affrontare il mare aperto dell'incertezza.

Quattro. Penso che questa riflessione sia pertinente con il senso di angosciosa mancanza di prospettive in cui vengono a trovarsi le persone alle quali viene diagnosticata una malattia potenzialmente letale, che cancella di botto la speranza riducendola a fantasia in sospetto di essere patetica auto-illusione, che molti ammalati rifiutano per poter mantenere il controllo dell'angoscia.


Cinque. Forse la nostra cultura avrebbe bisogno di imparare a trattare la malattia grave, che è a tutti gli effetti un trauma psichico, come una occasione di rinascita, oltre la linea d'ombra dell'angoscia e dell'assenza di futuro.

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