Perché Wiesbaden 1932


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mercoledì 7 settembre 2011

PINOCCHIO E L'OMINO DI BURRO


(pubblicato su Il Secolo XIX del 4 Novembre 2010)


No, scusate, ma così non ce la facciamo. Non possiamo competere. Con quelle ragazzine che in una notte guadagnano due mesi dello stipendio del privilegiato che scrive e tre o quattro di quello dell’assistente sociale, e nove o dieci o venti di quelli degli educatori che dovrebbero trascorrere le giornate con loro, noi non abbiamo  più alcuna voce in capitolo. Si ha un bel darsi da fare, da questo balcone affacciato sulla disperazione, sulla miseria dell’abbandono affettivo, degli abusi e delle violenze familiari, dei bambini la cui venuta al mondo non è stata gradita e che ora, una volta diventati dei non-adulti, si apprestano a ripetere lo stesso trattamento nei confronti dei loro figli nati ancora una volta per sbaglio; si ha un bel darsi da fare per tentare ciò che è già impossibile (restituire a chi non l’ha mai avuto un minimo di intimità familiare, un minimo di sicurezza, una base a cui ritornare precipitosamente quando i predatori che affollano la strada si fanno troppo vicini), quando offrire solidarietà e sostegno affettivo può sembrare una misera cosa per chi non ha avuto niente, immaginate che cosa succederà quando, per caso, incrociamo un diavolo minorenne che veste Prada e srotola sotto gli occhi luccicanti e umiliati delle compagne di stanza un rotolo di banconote per un totale di diecimila euro. Che cosa possiamo raccontare a queste ragazzine, cui basta una telefonata per trovare una limousine alla porta? A queste Cenerentole scappate dal libro di favole, che quel libro richiama prepotentemente, e non soltanto con i mezzi della seduzione ipnotica che proviene dal denaro, dalla fama e dai lussi smodati, ma da quell’ansia implicitamente minacciosa che fa accorrere persone che in apparenza non c’entrerebbero nulla, come se la loro sorte importasse davvero? Come se non ci fosse sotto quell’affaccendarsi di avvocati dalle parcelle favolose la sottile preoccupazione di chi ha forse troppo da nascondere?
Cosa ci resterà da fare, se neanche i giornalisti più indignati alla fin fine trascurano di sottolineare la considerazione più ovvia: che risparmiare alla Ruby di turno una notte in Questura e il ritorno in Comunità non è quel trattamento “di favore” cui non hanno diritto neppure le nipoti dei Potenti, ma l’esatto contrario: è la negazione del diritto di essere sottratta alla strada, alle sue escort, ai suoi sordidi avvocati di grido. Ancora una volta, Pinocchio è condotto via dall’Omino di Burro nel Paese dei Balocchi, sotto gli occhi annichiliti delle Istituzioni.

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